Dopo essersi imposto nei meandri del tango, protagonista anche della Personale, allestita nel 2005 a Poltu Quatu, rivolge ora la sua attenzione al tema degli interni urbani. Concepiti come una sorta di appunti di viaggio, gli Interni Urbani nascono da un’osservazione sottile, attenta, tipica della ricerca dell’artista di cogliere il cuore delle metropoli: le colorate vetrine dei negozi del centro, le insegne luminose, i taxi, i tram arancioni, i palazzi d’epoca, i lampioni decò, la gente che fa shopping.
L’artista ha fotografato a lungo, come un reporter sentimentale o un turista rigoroso, insiemi e particolari, rimanendo attratto soprattutto dal gioco di riflessi sulle vetrine, in cui si specchia inconsapevole la città, i suoi abitanti, la loro vita.
Assieme a questa nuova produzione, Pennacchini propone i suoi celebri Interni/Esterni. Lo spazio dell’artista rompe antiche mura e porta, sotto il faro dell’osservazione disincantata, punti o piani d’intersezione della realtà. Non “natura morte”, dunque, ma una finestra sul mondo circostante. Frammenti di paesaggi e dettagli di realtà, non importa se materiale o naturale. Non idealistiche fughe verso fantasie irrealizzabili, ma immagini di oggetti semplici che assurgono ad archetipi, trascendendo la semplice immagine esteriore per trasformarla in messaggio simbolico. Senza artifici di maniera, rifuggendo da sensazioni suggestive, l’artista materializza con meticolosa lucidità espressiva, l’immaginario simbolico di un’epoca che cerca un orizzonte di senso, anche a partire dall’esame della realtà circostante. In questo contesto il pittore si armonizza con questo tipo di realtà e la sua stessa percezione interiorizzata: cerca di non interpretare il mondo ma di riproporre un punto di equilibrio tra l’oggetto raffigurato e la percezione intima, coinvolgendo nella sua ricerca l’osservatore attento. Pennacchini, lo ricordiamo, è stato il primo artista a inaugurare incontri con l’arte di Poltu Quatu, dopo la sua esperienza a Venezia e New York.
Giulio Caporaso